Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia: Alessandra Ortenzi, Federica De Stefani e Bernardo Mannelli, con il supporto di Monia Taglienti, hanno affrontato la prova più impegnativa del percorso di Sportdigitale, parlando di “odio online e hate speech nello sport”. Il racconto di coach Alessandra Ortenzi, il video dell’intervento, le interviste e gli articoli sul gruppo di studio chiamato a contribuire al panel “Law and Order”.

Quando Giovanni Ziccardi mi ha comunicato che eravamo stati inseriti nel panel dei 20 interventi previsti tra la giornata di apertura e chiusura dell’International Journalism Festival, ho realizzato che stavo per preparare quello che sarebbe stato lo speech più importante mai tenuto in tutta la mia carriera professionale. Parlare al Festival del Giornalismo per chi lavora nel mondo dell’informazione, equivale ad una gratificazione professionale che non ha eguali. Portare poi un argomento delicato ed attuale come quello dell’odio online nello sport, ha voluto dire affrontare l’attuale dilemma che i professionisti dell’informazione si pongono di fronte alla notizia e alle reazioni dell’audience.

Aspetti giuridici, sociologici e la contronarrazione dell’odio online

A Perugia abbiamo parlato di hate speech tenendo conto di tre fondamentali aspetti:

  • quello giuridico (affrontato da Federica De Stefani)
  • quello della contronarrazione (affrontato da Bernardo Mannelli)
  • quello socio-psicologico che ho avuto la fortuna e il piacere di approfondire tenendo conto del peso delle conversazioni nello sport.

Non voglio affrontare i primi due temi che lascio ai miei colleghi, ma mi soffermo sulla mia disciplina che consiste nel comprendere come, a livello sociale, l’individuo interagisce con eventi sportivi negli ambienti digitali. Egli spesso non ha la piena percezione della complessità della gestione delle proprie reazioni alle conversazioni. I social, per loro natura, conservano una evanescente consistenza e l’individuo ne percepisce un’essenza effimera, una labile coerenza con la realtà frequentemente addirittura distorta. Gli utenti si trovano ad interagire all’interno di fatti, avvenimenti, accadimenti che li conducono a prendere delle posizioni più o meno definite rispetto ad un determinato argomento.

Transatlantic divide: geolocalizzare i fatti

Lo sport, aggregatore per eccellenza, sviluppa conversazioni che sono sempre più legate a contesti sociali, di disciplina e di appartenenza. Durante l’intervento, per poter introdurre il caso di Conor McGregor, che vedrete ampiamente descritto nel video inserito in questo articolo, ho preso in prestito l’assunto del “Transatlantic Divide” enunciato da Giovanni Ziccardi durante il suo primo intervento di apertura al panel “Law and Order” dal titolo “Odio Politico ed estremismi”.

Cosa vuol dire? In sostanza che quando analizziamo la reazione della community attorno ad un fatto, è importante geolocalizzare il fatto stesso. In poche parole le conversazioni che si svilupperanno attorno ad una criticità sportiva in America, ad esempio, avranno un peso e una misura proporzionali agli aspetti sociali degli utenti, alle abitudini linguistiche, alle norme in materia di libertà di espressione. Non possiamo che riconoscere la divisione e la rigidità o meno nell’affrontare alcuni temi, messa in relazione con il paese stesso. L’esempio di Conor McGregor è una delle topic news in cui si intravede la narrazione dell’accaduto solo come mero fatto di cronaca e la community sportiva del mondo della MMA non condanna il reo ma lo deride. In Italia un fatto del genere avrebbe sicuramente avuto ripercussioni diverse, con una long tail maggiore e con una lunga, lunghissima scia di conversazioni cariche d’odio.

In fondo il digital è un non luogo che evolve assieme ai suoi utenti, come ama sempre dire Monia Taglienti, autrice assieme a Cristiano Carriero del libro Facebook PRO per Hoepli, che ha accompagnato il Team di Sportdigitale a Perugia.

Radio, App e WhatsApp per il caso Rossi vs Marquez

Talvolta capita di percepire dei segnali di integrazione di canali di conversazioni tradizionali e digitali come il caso di RDS, presentato nella Sala Priori del Brufani: La Radio si pone come strumento integrato con l’App e il social WhatsApp per validare le conversazioni durante la trasmissione. Il caso Rossi vs Marquez gestito online in diretta da Anna Pettinelli e Valerio Scarponi il 9 aprile 2018, ci racconta di un modo perfetto per moderare un tema “caldo” soggetto a commenti potenzialmente al limite.

I conduttori:

  • utilizzano la radio per diffondere il tema attraverso micropillole audio con testimonianze dirette dalla voce di Valentino Rossi;
  • utilizzano il servizio di messaggistica a tempo (la chat è attiva e disponibile solo durante la trasmissione) attraverso l’App ufficiale;
  • invitano gli utenti ad intervenire in trasmissione tramite note vocali lasciate nella chat di WhatsApp collegata al numero pubblico dell’emittente.

 

Il risultato è la moderazione indotta degli interventi che, in quanto esplicitata dal numero dell’ascoltatore, porta la discussione a restare nei limiti definiti di moderazione, prevenendo e escludendo tutti i commenti di trash talk e hate speech.

Odio online e non-cultura sportiva

Dare una risposta definitiva alla questione risulta assai complesso. I tifosi sono abituati ad esternare in maniera faziosa, aggressiva e incisiva non solo la loro fede ma soprattutto la loro avversione verso gli antagonisti storici, verso la controparte invisa per etichetta. È dottrina calcistica: un tifoso della Roma gioisce maggiormente per la sconfitta del cugino Laziale rispetto alla felicità che procura la vittoria della propria squadra. Trasporre tutta questa scia di emozioni fortissime nel digitale, nasconde sempre il pericolo dietro l’angolo: lo sviluppo di conversazioni d’odio. Gli strumenti digitali non fanno altro che liberare un linguaggio ed un’attitudine già radicata alla faziosità, alla difesa estrema dei propri colori e restituire allo sport un non luogo senza limiti e barriere, dove tutti possono dire tutto e dove la percezione della pena è quasi assente. I comunicatori devono riuscire a trovare il giusto linguaggio per esporre la notizia, evitare di alimentare l’odio e sperimentare strumenti di moderazione controllata come quelli utilizzati da RDS.

Allo stadio si dovrebbe andare per veder giocare il meglio possibile, se poi è la propria squadra, tanto di guadagnato; se è l’altra, pazienza. E non mi vengano a dire che questi discorsi agli ultras fanno il solletico. Io non parlo di ultras: parlo di tribune, di tribune d’onore, dove non senti che insulti, non respiri che tensione ed eccessi. Gente in vetrina che con il calcio ha poco o nulla a che fare e sembra quasi compiaciuta della propria non-cultura sportiva.

(Enzo Bearzot, CT della Nazionale vincitrice dei mondiali del 1982 in Spagna)

 


I link ai contenuti legati all’intervento “Odio online e Hate Speech” del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia

L’articolo a firma Francesco Mecucci

Il video con la registrazione audio della puntata di RDS

Il podcast con l’intervista a Bernardo Mannelli e Alessandra Ortenzi

La video intervista di Quattro Colonne

La registrazione integrale dell’intervento “Odio online e hate speech”

 

 

Un grazie a Luca Vanelli e a Francesco Ascanio Pepe per gli scatti.

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