Var, arbitri e (le solite) polemiche

Prima giornata di campionato e il Var fa il proprio esordio nel campionato di serie A.

Primo rigore concesso grazie all’intervento della tecnologia in campo.

Fallo in area, ricorso al Var e rigore concesso contro la Juve.

Fermiamoci un attimo.

Var: di cosa si tratta?

Il Var (Video Assistant Referees), la così detta “moviola in campo” altro non è che il ricorso alla tecnologia per valutare situazioni di gioco dubbie.

Secondo il regolamento IFAB le situazioni per le quali si può ricorrere al Var sono solamente quattro (nel preciso intento di non stravolgere le partite e il loro svolgimento):

  • per stabilire la regolarità di un gol
  • nel caso in cui si debba decidere se espellere un giocatore
  • per valutare se concedere un rigore
  • per correggere l’ammonizione o l’espulsione del giocatore sbagliato

In tutti questi casi l’arbitro può sospendere la partita e consultare la tecnologia proprio al fine di eliminare dubbi circa le decisioni da adottare.

Il protocollo IFAB, in lingua inglese, esplicita le modalità di impiego del Var.

Var: che cosa garantisce?

L’introduzione della tecnologia in campo ha come scopo specifico quello di limitare il più possibile errori di valutazione che possano in qualche modo condizionare l’esito di una partita.

Si offre una soluzione per dirimere tutte quelle questioni attinenti a decisioni arbitrali errate o dubbie.

L’arbitro in campo potrà avvalersi dell’aiuto di operatori della Hawk-Eye e di due arbitri addetti al VAR, denominati VAR e AVAR.

 

Gli unici soggetti ai quali è consentito comunicare con l’arbitro in campo sono proprio i due arbitri addetti al VAR: possono farlo di propria iniziativa (per alcuni azioni, come quelle da gol, è sempre prevista la revisione) oppure su richiesta dell’arbitro in campo.

 

A bordo campo, tra le due panchine, verrà allestita la c.d.  “Referee Review Area” la postazione dalla quale l’arbitro potrà rivedere i replay delle azioni.

Durante queste operazioni il gioco verrà ovviamente sospeso e la ripresa, in assenza di una specifica previsione in tal senso, dovrà avvenire nel più breve tempo possibile.

Var: che cosa è successo durante Juventus – Cagliari

Al minuto 35.50 del primo tempo di Juventus Cagliari Alex Sandro interviene su Cop in area di rigore.

L’arbitro Maresca, in prima battuta, non concede il rigore, ma dopo circa un minuto, probabilmente richiamato dai colleghi del Var, interrompe la gara e rivede l’azione a bordo campo.

VAR secondo Sport Mediaset

Calcio di rigore a favore del Cagliari.

Primo intervento della “moviola in campo” e primo errore sventato.

La gara era sul risultato di 1-0 a favore della squadra bianconera.

Il rigore poteva riaprire la partita.

Se non fosse stato concesso le polemiche si sarebbero strascinate tra carta stampata e trasmissioni sportive.

È stato concesso ed è stato parato dal portiere della Juve.

Nessuna polemica, nessuno strascico e nessuna discussione.

 

La visione di Cristiano Carriero del VAR

Var: seconda di campionato e arrivano le polemiche

Alla seconda giornata di campionato la scena si ripete (per la Juve).

Genoa in vantaggio dopo 17 secondi e al 7′ del primo tempo rigore concesso grazie all’intervento del Var.

Questa volta le cose vanno diversamente rispetto alla prima di campionato.

Galabinov trasforma il rigore e si scatenano le polemiche.

Il rigore, infatti, non era da assegnare perchè l’attaccante del Genoa era in posizione di fuorigioco.

Ecco dunque il balletto delle polemiche.

Troppe interruzioni, paura degli arbitri di decidere, non si prendono più la responsabilità di dare un rigore senza il Var solo per citarne alcune.

 

La tecnologia in campo è un grande aiuto, ma fino a quando non capiremo che la tecnologia è comunque governata dall’uomo (in questo caso l’arbitro), che come tale può sbagliare, le polemiche e le discussioni rimarranno all’ordine del giorno.

 

O forse non saranno mai eliminate.

Proprio perchè siamo uomini.

 


Credits: le immagini sono tratte dai profili Twitter di Sport Mediaset e Facebook di Cristiano Carriero


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Bonucci, cessioni e diritto di critica

Bonucci, difensore della Juventus, colonna della così detta BBC (la difesa composta da Bonucci, Barzagli, Chiellini) dopo 7 anni cambia squadra e, con un’operazione di mercato da 40 milioni, si trasferisce a Milano.

I tifosi non approvano e sul web si scatenano.

Bonucci diritto di critica

LA QUESTIONE

La cessione di un giocatore, non prevista (o quasi) e non condivisa dai tifosi, può legittimare commenti al vetriolo diretti al calciatore (come uomo) e alla sua famiglia?

Esiste in questi casi un diritto di critica che consenta agli utenti dei singoli social network di esprimere liberamente la propria opinione, oltre al proprio dissenso?

In altre parole ci sono dei limiti da rispettare nel momento in cui si commenta una notizia, non gradita, legata al mondo dello sport?

IL PUNTO FONDAMENTALE: IL DIRITTO DI CRITICA

1-DI COSA SI TRATTA

Il diritto di critica è il diritto, riconosciuto dal nostro ordinamento, di fornire un giudizio valutativo su determinati fatti.

In sostanza il diritto in questione, che deriva dal più generale diritto di espressione previsto dall’art. 21 della Carta Costituzionale, consente a ciascun soggetto la possibilità di esprimere liberamente la propria opinione ed il proprio giudizio personale su precisi accadimenti.

Questo significa che ciascun soggetto, sia per quanto concerne il mondo reale, che la Rete, ha la possibilità di dare voce alle proprie idee.

2-I LIMITI

Se da un lato ad ogni soggetto è riconosciuta questa facoltà, dall’altro bisogna considerare che esistono limiti ben precisi entro i quali ci si deve mantenere per non incorrere in conseguenze di carattere giuridico.

Ma quali sono questi limiti?

È necessario che si rispetti la verità dei fatti, che sussista un interesse pubblico e che venga utilizzato un linguaggio corretto.

Nulla da osservare, nello specifico, per quanto concerne il fatto di cronaca (il trasferimento in rossonero è un fatto vero e oggettivo) e l’interesse pubblico (ossia l’interesse dei tifosi alla notizia).

È sull’ultimo aspetto, ossia sul linguaggio utilizzato per commentare il trasferimento di Bonucci al Milan, che dobbiamo soffermarci.

La critica, anche quella sportiva, deve consistere in valutazioni non lesive dell’altrui dignità morale e professionale che non devono in nessun caso trasformarsi in attacchi personali che siano diretti a colpire il soggetto su un piano strettamente personale.

Nel caso in cui dalla critica si passi all’attacco diretto, con aggressioni di carattere verbale, si sconfinerà nella diffamazione.

Su questo punto la giurisprudenza è piuttosto chiara.

Si può esprimere la propria opinione e si può criticare (anche in maniera aspra) un determinato avvenimento, ma non si può mai sconfinare in attacchi personali che riguardino il protagonista della vicenda che si commenta come uomo.

Bonucci diritto di critica

DIRITTO DI CRITICA SÌ O NO?

In conclusione diciamo che si tratta di una questione legata alle parole, ai termini e alle modalità con cui si utilizzano.

Nulla di più.

Se il tifoso amareggiato vuole manifestare la propria delusione lo può fare, ci mancherebbe altro, deve solo prestare attenzione al “come lo fa”.

“Il tifo è anche questo”

No, non sono d’accordo.

Tifare per una squadra o per un singolo sportivo significa ben altro.

Attaccare personalmente un giocatore perché ha deciso di cambiare squadra, attaccare la sua famiglia, augurare addirittura ricadute di malattia ad un bambino non è lecito, non rientra nel diritto di critica e non è neppure tifo.

Le parole hanno un valore e un significato ben preciso, nella vita reale, così come in Rete.

E come nel mondo reale si risponde delle proprie azioni, così nel web si è responsabili di ciò che si scrive, anche se si tratta di un commento legato al mondo dello sport.

 

Credits: tutte le immagini di questo post sono tratte dal profilo Istagram di Leonardo Bonucci

 

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