#Digitaltoolitalia: l’evento in Huckletree e il concetto di coworking virtuale

Nessun sogno è mai troppo grande. Questa è una frase che ci siamo ripetuti spesso durante il cammino di questi 12 mesi di lavoro attorno al progetto Sportdigitale. Dopo aver attraversato in lungo e in largo l’Italia, ci siamo detti: vogliamo fare qualcosa che rivoluzioni il concetto di formazione digitale utile non necessariamente legata al territorio? L’entusiasmo ci ha subito coinvolti. Eravamo sulla terrazza di Foqus Napoli a settembre. Avevamo appena finito il primo speech del tour e già ci stavamo dando un obiettivo importante, coinvolgendo con noi anche Maurizio Lotito di Postpickr. Avremmo portato tool, strategie e italianità a Londra.

I mesi a venire sono stati veramente decisivi: abbiamo scelto la sede, definito gli obiettivi e il target e selezionato gli speech. Quello che doveva essere un evento è diventato un tour tech che ha coinvolto circa 20 persone in partenza dall’Italia, tutte appassionate di nuove tecnologie. Siamo arrivati il 3 maggio a Londra da ogni aeroporto d’Italia, da Bari a Venezia e abbiamo scelto come base per i nostri 3 giorni di permanenza il quartiere di Shoreditch dove si trova Huckletree, la company nella quale si è svolto l’evento DigitalToolItalia del 4 maggio.

 

La scelta della location: Huckletree in Shoreditch

Huckletree è uno spazio di coworking in cui si riunisce una community di imprenditori legati al ramo tecnologico, start-up e aziende digitali. Inutile descrivere l’emozione di essere riusciti ad arrivare a Londra, aver riunito 80 italiani nell’auditorium di Huckletree ed essere riusciti ad attivare una serie di connessioni che ci consentiranno di tornare di nuovo molto presto a replicare l’evento. Un giorno in Huckletree ci ha fatto comprendere che gli spazi di coworking diventano un acceleratore naturale di ogni idea e il concetto di aggregazione che sviluppano attorno a temi comuni è ancora più elemento di grande energia per l’attivazione di progetti in embrione.

 

Perché un evento per italiani a Londra?

Dovendo studiare un evento di contaminazione che non fosse esclusivamente formativo e che tenesse in considerazione che la comunità tech italiana che risiede nel territorio britannico ha a disposizione strumenti ed opportunità all’avanguardia, abbiamo deciso di aprire una strada nuova: proporre metodi restando in ascolto rispetto alle considerazioni e richieste di cui necessita il mercato UK.

La considerazione dalla quale siamo partiti è stata: spesso gli italiani all’estero si sganciano dalla realtà dalla quale sono andati via e non sanno cosa succede nell’evoluzione tecnologica italiana.

DigitalToolItalia vuole aprire un ponte che connetta gli italiani, ovunque essi siano. Una connessione che agevoli la crescita sia degli italiani in Italia sia degli italiani all’estero.

 

Contaminazione è un termine che non a tutti piace: noi lo troviamo irresistibile

Perché la contaminazione è paritetica (quando è biunivoca) è equilibrata e, nella sua accezione positiva, consente alle comunità imprenditoriali di crescere. Prendendo esempio dai coworking come Huckletree, la contaminazione di DigtalToolItalia è come un Coworking Virtuale Permanente multiculturale.

L'evento dedicato alla community italiana a Londra svoltosi il 4 maggio 2018 in Huckletree Shoreditch assieme a Bernardo…

Pubblicato da Sportdigitale su domenica 10 giugno 2018

La forza del networking e la storia di Sud Italia

Ma DigitalToolItalia è stato molto di più. Dopo l’evento, il giorno successivo, abbiamo raccolto tutti i partecipanti che volevano seguirci ed abbiamo fatto networking in movimento visitando Londra. La sera come ultimo impegno, abbiamo fatto visita a quello che rappresenta per noi l’esempio della frase d’incipit di questo articolo: Silvestro Morlando. Sono passati 5 anni dall’arrivo di Silvestro a Londra. Il suo truck blu all’Old Spitalfield Market è un must e dovete passare a trovarlo.

È la grande passione che ha spinto Silvestro ad investire in un’idea semplice, italianissima, vestendola di originalità e unicità. Ma Silvestro non dimentica mai la sua terra, in ogni sua parola e in ogni momento della sua vita a Londra che non sempre è così facile e scorrevole. Silvestro Morlando vive l’Italia e Londra ogni giorno, miscelando gli ingredienti di queste due culture così distanti ma così semplici da integrare. Accoglie con entusiasmo tutti e per noi ha riservato una serata veramente speciale!

I ringraziamenti

Non possiamo chiudere questo articolo senza ringraziare chi ha reso possibile tutto questo e le community che si sono strette attorno al sogno di DigitalToolItalia: Enrica, event manager in Huckletree che ha curato tutta l’organizzazione in loco, Rory Crilly per le fotografie scattate durante l’evento, le Socialgnock UK che grazie alla collaborazione di Ilaria Miniussi hanno partecipato e supportato l’evento così come si è messa a disposizione Alessandra Barbato con TechItalia, Le Rosa che hanno subito preso al volo l’occasione e ci hanno seguito dall’Italia, Angelica, Adriana, Alessandra e il piccolo Ferruccio che hanno seguito la “famiglia” di Sportdigitale per dare supporto a tutti noi durante questa lunga avventura. Per finire tutti i partecipanti, tantissimi, tra i quali Sara Di Pietrantonio, imperdibile guida food per tutti gli eventi a venire nel Regno Unito e Michael Forni, che abbiamo scoperto essere una miniera di idee e ironia positiva che ci ha sostenuto anche a distanza prima, durante e dopo l’evento.

 

Grazie. Un grazie veramente di cuore perché… nessun sogno è mai troppo grande.

E noi continuiamo a sognare!

Odio online e hate speech: il festival del giornalismo di Perugia e lo sport

Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia: Alessandra Ortenzi, Federica De Stefani e Bernardo Mannelli, con il supporto di Monia Taglienti, hanno affrontato la prova più impegnativa del percorso di Sportdigitale, parlando di “odio online e hate speech nello sport”. Il racconto di coach Alessandra Ortenzi, il video dell’intervento, le interviste e gli articoli sul gruppo di studio chiamato a contribuire al panel “Law and Order”.

Quando Giovanni Ziccardi mi ha comunicato che eravamo stati inseriti nel panel dei 20 interventi previsti tra la giornata di apertura e chiusura dell’International Journalism Festival, ho realizzato che stavo per preparare quello che sarebbe stato lo speech più importante mai tenuto in tutta la mia carriera professionale. Parlare al Festival del Giornalismo per chi lavora nel mondo dell’informazione, equivale ad una gratificazione professionale che non ha eguali. Portare poi un argomento delicato ed attuale come quello dell’odio online nello sport, ha voluto dire affrontare l’attuale dilemma che i professionisti dell’informazione si pongono di fronte alla notizia e alle reazioni dell’audience.

Aspetti giuridici, sociologici e la contronarrazione dell’odio online

A Perugia abbiamo parlato di hate speech tenendo conto di tre fondamentali aspetti:

  • quello giuridico (affrontato da Federica De Stefani)
  • quello della contronarrazione (affrontato da Bernardo Mannelli)
  • quello socio-psicologico che ho avuto la fortuna e il piacere di approfondire tenendo conto del peso delle conversazioni nello sport.

Non voglio affrontare i primi due temi che lascio ai miei colleghi, ma mi soffermo sulla mia disciplina che consiste nel comprendere come, a livello sociale, l’individuo interagisce con eventi sportivi negli ambienti digitali. Egli spesso non ha la piena percezione della complessità della gestione delle proprie reazioni alle conversazioni. I social, per loro natura, conservano una evanescente consistenza e l’individuo ne percepisce un’essenza effimera, una labile coerenza con la realtà frequentemente addirittura distorta. Gli utenti si trovano ad interagire all’interno di fatti, avvenimenti, accadimenti che li conducono a prendere delle posizioni più o meno definite rispetto ad un determinato argomento.

Transatlantic divide: geolocalizzare i fatti

Lo sport, aggregatore per eccellenza, sviluppa conversazioni che sono sempre più legate a contesti sociali, di disciplina e di appartenenza. Durante l’intervento, per poter introdurre il caso di Conor McGregor, che vedrete ampiamente descritto nel video inserito in questo articolo, ho preso in prestito l’assunto del “Transatlantic Divide” enunciato da Giovanni Ziccardi durante il suo primo intervento di apertura al panel “Law and Order” dal titolo “Odio Politico ed estremismi”.

Cosa vuol dire? In sostanza che quando analizziamo la reazione della community attorno ad un fatto, è importante geolocalizzare il fatto stesso. In poche parole le conversazioni che si svilupperanno attorno ad una criticità sportiva in America, ad esempio, avranno un peso e una misura proporzionali agli aspetti sociali degli utenti, alle abitudini linguistiche, alle norme in materia di libertà di espressione. Non possiamo che riconoscere la divisione e la rigidità o meno nell’affrontare alcuni temi, messa in relazione con il paese stesso. L’esempio di Conor McGregor è una delle topic news in cui si intravede la narrazione dell’accaduto solo come mero fatto di cronaca e la community sportiva del mondo della MMA non condanna il reo ma lo deride. In Italia un fatto del genere avrebbe sicuramente avuto ripercussioni diverse, con una long tail maggiore e con una lunga, lunghissima scia di conversazioni cariche d’odio.

In fondo il digital è un non luogo che evolve assieme ai suoi utenti, come ama sempre dire Monia Taglienti, autrice assieme a Cristiano Carriero del libro Facebook PRO per Hoepli, che ha accompagnato il Team di Sportdigitale a Perugia.

Radio, App e WhatsApp per il caso Rossi vs Marquez

Talvolta capita di percepire dei segnali di integrazione di canali di conversazioni tradizionali e digitali come il caso di RDS, presentato nella Sala Priori del Brufani: La Radio si pone come strumento integrato con l’App e il social WhatsApp per validare le conversazioni durante la trasmissione. Il caso Rossi vs Marquez gestito online in diretta da Anna Pettinelli e Valerio Scarponi il 9 aprile 2018, ci racconta di un modo perfetto per moderare un tema “caldo” soggetto a commenti potenzialmente al limite.

I conduttori:

  • utilizzano la radio per diffondere il tema attraverso micropillole audio con testimonianze dirette dalla voce di Valentino Rossi;
  • utilizzano il servizio di messaggistica a tempo (la chat è attiva e disponibile solo durante la trasmissione) attraverso l’App ufficiale;
  • invitano gli utenti ad intervenire in trasmissione tramite note vocali lasciate nella chat di WhatsApp collegata al numero pubblico dell’emittente.

 

Il risultato è la moderazione indotta degli interventi che, in quanto esplicitata dal numero dell’ascoltatore, porta la discussione a restare nei limiti definiti di moderazione, prevenendo e escludendo tutti i commenti di trash talk e hate speech.

Odio online e non-cultura sportiva

Dare una risposta definitiva alla questione risulta assai complesso. I tifosi sono abituati ad esternare in maniera faziosa, aggressiva e incisiva non solo la loro fede ma soprattutto la loro avversione verso gli antagonisti storici, verso la controparte invisa per etichetta. È dottrina calcistica: un tifoso della Roma gioisce maggiormente per la sconfitta del cugino Laziale rispetto alla felicità che procura la vittoria della propria squadra. Trasporre tutta questa scia di emozioni fortissime nel digitale, nasconde sempre il pericolo dietro l’angolo: lo sviluppo di conversazioni d’odio. Gli strumenti digitali non fanno altro che liberare un linguaggio ed un’attitudine già radicata alla faziosità, alla difesa estrema dei propri colori e restituire allo sport un non luogo senza limiti e barriere, dove tutti possono dire tutto e dove la percezione della pena è quasi assente. I comunicatori devono riuscire a trovare il giusto linguaggio per esporre la notizia, evitare di alimentare l’odio e sperimentare strumenti di moderazione controllata come quelli utilizzati da RDS.

Allo stadio si dovrebbe andare per veder giocare il meglio possibile, se poi è la propria squadra, tanto di guadagnato; se è l’altra, pazienza. E non mi vengano a dire che questi discorsi agli ultras fanno il solletico. Io non parlo di ultras: parlo di tribune, di tribune d’onore, dove non senti che insulti, non respiri che tensione ed eccessi. Gente in vetrina che con il calcio ha poco o nulla a che fare e sembra quasi compiaciuta della propria non-cultura sportiva.

(Enzo Bearzot, CT della Nazionale vincitrice dei mondiali del 1982 in Spagna)

 


I link ai contenuti legati all’intervento “Odio online e Hate Speech” del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia

L’articolo a firma Francesco Mecucci

Il video con la registrazione audio della puntata di RDS

Il podcast con l’intervista a Bernardo Mannelli e Alessandra Ortenzi

La video intervista di Quattro Colonne

La registrazione integrale dell’intervento “Odio online e hate speech”

 

 

Un grazie a Luca Vanelli e a Francesco Ascanio Pepe per gli scatti.

Eroica: giornalismo sportivo digitale sulle strade bianche

È passato più di un mese dalla partecipazione di Sportdigitale a L’ Eroica e tutto questo tempo è servito per riordinare idee e materiale perché, dopo l’articolo di report che è seguito all’esperienza vissuta sui percorsi di Gaiole in Chianti, la volontà era quella di ricreare un percorso che raccontasse in maniera precisa tutto il lavoro del comunicatore sportivo al seguito di un grande evento come quello Eroico.

Costruire la strategia di un evento sportivo in modalità giornalistica è un processo importante che si differenzia per tanti aspetti dall’attivitá portata avanti dal brand journalist. Organizzare una copertura digitale e di report ad un evento straordinario di sport, come è stato fatto con l’Eroica, presuppone il non essere immersi nella realtà della società o ente organizzatore ma cercare di coglierne la sua essenza da un’altra prospettiva. Abbiamo suddiviso il lavoro in tappe distinte. Questo ci ha permesso di ottenere il quadro schematizzato di tutti i processi evolutivi della produzione dei contenuti.

Il reportage Eroica

Per comprendere al meglio ogni fase di lavoro e di organizzazione del team, voglio condividere la strategia per la gestione dell’ Eroica e tutto il lavoro svolto prima, durante e dopo l’evento. Dell’ Eroica ho scritto in un articolo preparatorio per sportdigitale e nel mio blog personale ho raccontato il report emotivo attraverso il quale ho espresso, a caldo, tutta la parte emozionale della cicloturistica storica di Giancarlo Brocci. Per realizzare tutto il lavoro di copertura media e produzione di contenuti,

sono partita con Francisca Gutierrez con il preciso obiettivo di raccontare l’evento attraverso il digitale e farlo da un punto di vista particolare: quello degli addetti ai lavori.

Fase preparatoria

L’Eroica già la conoscevo bene vista l’analisi dell’assetto marketing (digitale e tradizionale) dettagliato nel mio libro Digital Marketing per lo Sport edito da Hoepli. Ma si é reso necessario, visto che volevamo raccontare l’evento sui social, seguire degli step preparatori indispensabili. Con l’Eroica il team di Sportdigitale si è mosso in questo modo:

  • Abbiamo contattato l’ufficio stampa ufficiale per accredito e per la ricezione dei comunicati stampa che hanno orientato le scelte strategiche della pianificazione della copertura.
  • È stato individuato l’hashtag ufficiale (ne sono stati utilizzati tre, più o meno spontaneamente, nati online soprattutto su twitter e in particolar modo nei profili stranieri) e i profili da coinvolgere con le mention su tre canali: facebook, twitter e instagram.
  • Abbiamo preparato un articolo di intro all’evento e promosso, attraverso il sito sportdigitale e i canali social, la presenza del team al seguito della cicloturistica.

La dotazione strumentale del giornalista sportivo

Oltre i task indispensabili a livello strategico che ho appena elencato, una buona attenzione è stata rivolta alla dotazione strumentale: due pc portatili, tablet e smartphone in prima fila con un paio di connessioni dati attraverso due operatori diversi per ovviare problemi di copertura; un powerbank di 40.000 amph che ha consentito di mantenere in carica i supporti per tutto l’arco della giornata, una USB 3.0 Lexar, un jumpdrive esterno per il salvataggio delle foto e video e immediata doppia copia del materiale. Naturalmente l’esperienza dell’edizione del 2017 ci ha permesso di valutare ciò che è mancato e che porteremo la prossima volta che realizzeremo un servizio in esterna: un microfono per le interviste in condizioni climatiche particolari, uno stabilizzatore e una fotocamera e una videocamera a 360 gradi.

Vivere l’Eroica: Il Percorso 75 e il materiale prodotto

Appuntamento alle 4 del mattino del 1 ottobre: abbiamo iniziato subito a lavorare.

Il focus principale della presenza di Sportdigitale era seguire il cuore della gara e raccontare il nostro lavoro. Dei 5 percorsi abbiamo scelto quello da 75 km e ci siamo concentrate sulle storie da raccontare attraverso tweet, immagini e video. Con Francisca abbiamo realizzato più di 600 scatti, 57 riprese per circa due ore di materiale e 10 interviste.

La nostra macchina, la numero 23, è stata accreditata al seguito dei ciclisti sul “percorso 75” quello che da Gaiole in Chianti si snoda attraverso 5 strade bianche dal Castello di Brolio, Radda in Chianti e la Volpaia. A bordo con noi Artur Lourenço, fotografo sportivo, giunto direttamente dal Portogallo, che ha realizzato un articolo bellissimo sul suo blog Lisboncycling citando e ringraziando anche noi. Ma Paolo Pizzetti, videoreporter, che ha coperto la parte di gara con le riprese video utili poi alla realizzazione del video tributo all’evento, è stato indispensabile per vivere l’Eroica veramente sulle strade bianche come i partecipanti. Così il team di sportdigitale si è trasformato: io ho ricoperto il ruolo di driver di Paolo che, aperte le portiere del portabagagli posteriore e imbracciato la videocamera, si è seduto nel vano bagagliaio. Naturalmente anche Artur ne ha approfittato per ragli compagnia. Da lì Paolo mi impartiva istruzioni di guida affinché riuscissi a mantenere la posizione, la giusta distanza e l’andatura adatta alle riprese: dovevo tenermi a meno di due metri dalle ruote dei ciclisti

Non mi aspettavo di fare il lavoro che ho fatto quindi ho imparato una lezione importantissima: è fondamentale adattarsi a qualsiasi cambiamento ed opportunità offerta dalle circostanze.

Senza la presenza di Paolo e di Artur sulla macchina, io e Francisca non avremmo vissuto l’Eroica così da vicino, sentito i respiri delle persone sulle strade bianche, colto i momenti di difficoltà come la pioggia e il fango alla Volpaia e riportato a casa una quantità considerevole di scatti realizzati in una condizione sicuramente privilegiata.

L’Eroica Social

Il primo tweet è partito alle 4 e 30 quando era ancora buio ed abbiamo proseguito per l’intera giornata alternando i contributi sulla fanpage di Sportdigitale, sui profili personali sia su Twitter che Facebook che Instagram. L’amplificazione sui social ha sofferto della scarsa copertura di rete. Infatti, nonostante avessimo due supporti per la connessione dati, la zona non era sufficientemente servita e abbiamo dovuto individuare diversi punti dai quali comunicare con gli altri membri del Team e fare l’upload dei contenuti. Le 18 ore passate a lavorare nel territorio di Gaiole e sui percorsi delle strade bianche, sono scivolate via, tappa dopo tappa, tweet dopo tweet, immerse nel vero significato del lavoro di chi è dietro le quinte, incuranti delle condizioni climatiche e con la sensazione di gioia e fatica che si sovrapponevano continuamente.

Eroica: la post produzione, gli strumenti e i tool utilizzati

La jumpdrive Lexar si è rivelata indispensabile per poter scaricare e condividere il materiale post evento. Durante le ore sulle strade bianche abbiamo gestito lo scambio di contenuti utilizzando Telegram. Lo abbiamo fatto postando i contributi nel gruppo privato del Team di Sportdigitale che ha aiutato la diffusione del lavoro su Twitter. La caratteristica principale della piattaforma di Telegram, più volte sottolineata, è che consente lo sharing di contenuti senza la perdita di qualità (indispensabile se si vogliono utilizzare video per post produzione). Non trascurabile il fatto che, essendo multipiattaforma, è possibile disporre i contenuti direttamente sul cloud e quindi su tutte le versioni disponibili dell’app, senza che il telefono debba essere acceso (cosa non possibile con WA).

I video realizzati e le interviste, sono state elaborate e montate attraverso la versione di iMovie sia desktop che mobile e il video documentario finale è stato caricato nel canale Youtube di Sportdigitale, strumento di raccolta indispensabile per contenuti didattici e propedeutici alla formazione.

 

 

Vi parlerò di questo ed altro all’Università di Macerata il 22 novembre dalle 15 alle 18 nel seminario “Strategie di marketing digitale nella comunicazione sportiva” per il Corso in comunicazione, Marketing e Social Media della Laurea Magistrale in Comunicazione e Culture Digitali.

Il nostro è un meraviglioso lavoro: la bellezza della fatica e il gusto dell’impresa!